ebEnrico Betti

Memoria familiare collaborativa

Perché ho costruito Famtree

Usare l'albero genealogico come indice di fotografie, eventi, documenti, cimeli e ricordi costruiti insieme.

Un albero genealogico tradizionale è molto bravo a rispondere ad alcune domande: chi erano i miei nonni? Come si chiamava il padre di mio bisnonno? Quando è nato? Chi ha sposato?

Ma una famiglia è fatta di molto altro.

Ci sono fotografie sulle quali qualcuno ha scritto tre nomi a matita, lettere conservate in un cassetto, documenti, racconti ripetuti per anni durante i pranzi di famiglia, oggetti appartenuti a qualcuno e dei quali solo una persona ricorda ancora la storia. E ci sono informazioni apparentemente insignificanti che diventano preziose quando chi le conosce non c'è più.

Il problema è che tutto questo materiale è disperso. Una fotografia è a casa di uno zio, un documento lo conserva un cugino, un ricordo esiste soltanto nella memoria di mia madre. L'albero genealogico magari esiste, ma intorno ai suoi nomi c'è una quantità enorme di informazioni che non vi entra.

È da qui che è nato Famtree.

L'idea iniziale non era semplicemente costruire un altro programma per disegnare alberi genealogici. Era provare a fare dell'albero l'indice della memoria di una famiglia: partire dalle persone e dalle loro relazioni, ma poter poi collegare a quelle persone fotografie, avvenimenti, documenti, cimeli e ricordi.

Perché sapere che una persona è nata nel 1898 ed è morta nel 1972 è genealogia. Sapere chi era è un'altra cosa.

E probabilmente nessuno, da solo, può ricostruirlo completamente.

Perché un social genealogico

La differenza più importante rispetto a un social network tradizionale è dove si trova il centro.

In un social normale il centro sono io: il mio profilo, le mie fotografie, quello che faccio oggi, le persone che mi seguono. Tutto viene organizzato intorno all'utente che sta usando il sistema.

In Famtree il centro è invece la persona di cui si sta raccontando la storia. E quella persona può essere l'utente stesso, suo padre, una bisnonna morta cent'anni fa o qualcuno che non ha mai utilizzato — e ovviamente non utilizzerà mai — Famtree.

Chi partecipa non costruisce quindi soltanto il proprio profilo. Contribuisce alla memoria di altre persone. Può aggiungere una fotografia del nonno, raccontare un episodio che riguarda una zia, collegare un documento a un bisnonno o completare un'informazione inserita da qualcun altro.

Questo cambia anche il significato della parola social. La relazione non è soltanto fra gli utenti presenti sulla piattaforma: esiste già nella famiglia. Famtree cerca piuttosto di utilizzare quella rete di relazioni per mettere insieme conoscenze che oggi sono distribuite fra persone diverse.

C'è poi una differenza temporale che trovo particolarmente interessante. Nei social tradizionali quasi tutto è costruito intorno al presente e tende rapidamente a diventare passato. In un social genealogico accade quasi il contrario: il passato è il materiale su cui si lavora, il presente serve ad arricchirlo e il risultato è destinato al futuro.

Chi partecipa oggi può utilizzare informazioni raccolte da chi è venuto prima di lui e lasciare qualcosa a persone che magari entreranno nel sistema fra molti anni.

In questo senso Famtree non vuole essere semplicemente un social network dedicato alla genealogia. L'idea è quella di costruire una memoria condivisa che non appartenga a un singolo utente e che possa sopravvivere agli utenti che l'hanno costruita.

Come funziona oggi

Famtree parte da una cosa molto semplice: l'albero genealogico.

L'albero è il punto di ingresso perché è il modo più naturale per orientarsi. Non devo conoscere l'organizzazione di un archivio o sapere dove cercare una fotografia: parto dalle persone che conosco, seguo le relazioni familiari e scelgo quella che mi interessa.

Ma l'albero è soltanto la struttura sulla quale viene costruito il resto.

Ogni persona può avere una propria storia composta da eventi della vita: una nascita, un matrimonio, un trasferimento, un lavoro, un viaggio o qualunque altro avvenimento abbia senso conservare. Agli eventi e alle persone possono poi affiancarsi fotografie e album, documenti e cimeli, cioè quelle cose che acquistano valore non tanto per ciò che sono, quanto per la storia che portano con sé.

Una vecchia fotografia, da sola, è una vecchia fotografia. Se sappiamo chi vi compare, quando è stata scattata e perché è importante, diventa un pezzo di storia familiare.

E soprattutto non è necessario che sia una sola persona a sapere e inserire tutto.

Un familiare può costruire una parte dell'albero, un altro riconoscere qualcuno in una fotografia, un altro ancora conoscere una data o conservare un documento che agli altri manca. Famtree cerca di riunire questi contributi intorno alle persone a cui appartengono, invece di lasciarli separati negli archivi personali di ciascuno.

L'albero, quindi, non è il risultato finale. È piuttosto la mappa che permette di attraversare tutto il resto.

Ed è proprio quando più persone iniziano a percorrere e completare quella mappa che Famtree comincia a diventare un sistema collaborativo, anziché semplicemente un programma per disegnare genealogie.

Lo sforzo iniziale: il problema dell'albero vuoto

Famtree ha però un problema che è quasi inevitabile per un sistema di questo tipo: all'inizio c'è poco da vedere.

Un albero genealogico diventa interessante quando contiene già abbastanza persone, relazioni, fotografie ed eventi da poter essere esplorato. Ma qualcuno deve fare il primo passo: inserire se stesso, i genitori, i nonni, ricostruire almeno una parte delle relazioni e cominciare ad aggiungere materiale.

È uno sforzo iniziale che viene ripagato in seguito, ma che può rendere difficile il primo incontro con Famtree.

La differenza si vede soprattutto tra chi arriva attraverso un invito e chi arriva autonomamente. Chi viene invitato entra in un albero che esiste già. Trova il proprio nome, riconosce genitori, fratelli o nonni e può immediatamente capire cosa sta guardando. Non deve immaginare il risultato: ne vede già almeno una parte.

Chi invece scopre Famtree da solo parte praticamente dal nulla. Si trova davanti agli strumenti per costruire qualcosa, ma non necessariamente riesce a capire che cosa diventerà quel qualcosa dopo qualche ora, qualche mese o dopo il contributo di altre persone.

È un classico problema dell'uovo e della gallina: per capire il valore di Famtree sarebbe utile avere già un albero popolato, ma per avere un albero popolato bisogna prima averne capito il valore.

Questo è uno dei limiti più evidenti del sistema attuale e non credo si risolva semplicemente aggiungendo istruzioni. Bisogna riuscire a mostrare il risultato prima di chiedere lo sforzo necessario per costruirlo.

Per questo immagini, esempi e snapshot di alberi reali già popolati diventano importanti: non come decorazione della pagina di presentazione, ma come parte dell'onboarding. Devono permettere a chi arriva per la prima volta di pensare: «Ah, ecco dove posso arrivare partendo da qui.»

Far vedere dove si può arrivare

Il problema dell'albero vuoto non si risolve necessariamente spiegando meglio come si aggiunge una persona.

Prima ancora di imparare a usare Famtree, chi arriva dovrebbe poter capire che cosa sta costruendo.

Un albero già popolato riesce a raccontarlo molto più velocemente di una pagina di istruzioni. Basta vedere alcune generazioni collegate fra loro, scegliere una persona e scoprire che dietro quel nome esistono fotografie, eventi, documenti e cimeli. A quel punto l'albero smette di apparire come una serie di caselle da compilare e comincia a essere percepito come una mappa da esplorare.

Per questo nella nuova presentazione di Famtree vorrei utilizzare soprattutto immagini e piccoli percorsi visuali tratti da alberi già popolati.

Non serve costruire un grande albero dimostrativo artificiale. Probabilmente è più efficace mostrare pochi esempi reali: una porzione di albero con diverse generazioni, la pagina di una persona, una vecchia fotografia collegata alle persone che vi compaiono, un evento o un cimelio che aggiunge qualcosa alla loro storia.

L'obiettivo non è mostrare tutte le funzioni disponibili. È permettere a chi guarda di fare rapidamente un'associazione molto semplice:

«Io oggi conosco queste persone e possiedo alcune fotografie. Se comincio a inserirle, fra qualche tempo potrei avere qualcosa del genere.»

Questo cambia anche il ruolo delle immagini nella pagina web. Non sono semplicemente schermate del programma messe lì per far vedere com'è fatto. Diventano una parte della spiegazione: mostrano il risultato prima che venga chiesto all'utente lo sforzo necessario per costruirlo.

E forse possono raccontare anche un'altra cosa che a parole è più difficile da spiegare: Famtree non cresce soltanto perché qualcuno aggiunge nomi all'albero. Cresce quando intorno a quei nomi cominciano ad accumularsi pezzi di memoria.

Ed è proprio a quel punto che diventa importante che a contribuire non sia una persona sola.

Una memoria costruita da molti

C'è poi un limite molto semplice alla quantità di storia familiare che una singola persona può raccogliere: nessuno sa tutto della propria famiglia.

Io posso conoscere molto bene la storia di mio nonno, ma magari le fotografie della sua giovinezza sono rimaste a un cugino. Una zia può ricordare un episodio che nessun altro ha mai scritto. Qualcun altro conserva in un cassetto un documento del quale il resto della famiglia ignora persino l'esistenza. E un parente lontano può aver ricostruito un intero ramo genealogico che per me si fermava tre generazioni prima.

Sono informazioni diverse, conservate da persone diverse, spesso senza che queste sappiano neppure che qualcun altro le sta cercando.

È uno dei motivi per cui Famtree è stato pensato come sistema collaborativo. Non dovrebbe essere necessario che una persona raccolga tutto il materiale, lo organizzi e diventi l'archivista ufficiale della famiglia. Ognuno può aggiungere ciò che conosce o ciò che possiede, lasciando che sia la struttura comune dell'albero a mettere insieme i contributi.

Questo produce anche un effetto interessante: il valore di ciò che inserisco non è limitato a quello che significa per me.

Una fotografia che per me mostra semplicemente mio nonno può contenere anche lo zio di qualcun altro. Un documento trovato tra le carte di famiglia può riguardare una persona che conosco appena, ma essere prezioso per un suo discendente. Un nome che per me rappresenta la fine di un ramo può essere, nell'albero di un altro, il punto da cui partono altre cento persone.

La memoria familiare diventa così una specie di archivio distribuito, nel quale ciascuno possiede soltanto alcuni frammenti. Famtree prova a dare a quei frammenti un luogo comune nel quale incontrarsi.

E qualche volta può succedere qualcosa di ancora più strano: possiamo possedere un pezzo della storia di qualcuno che non appartiene affatto al nostro albero genealogico.

In quel caso, quel pezzo di memoria non deve necessariamente essere buttato via.

Cimeli in attesa di qualcuno

C'è però un caso ancora più curioso.

Può capitare di possedere una fotografia, una lettera, un documento o un oggetto legato a una persona che non appartiene al nostro albero genealogico.

Magari compare in una vecchia fotografia insieme a un nostro parente. Il suo nome è scritto sul retro, ma non sappiamo chi fosse. Oppure troviamo tra le carte di famiglia un documento appartenuto a qualcuno che non riusciamo a collegare a nessuna delle persone che conosciamo.

Normalmente quel materiale rischia di rimanere per sempre in un cassetto. Non sappiamo dove collocarlo e, soprattutto, non sappiamo chi potrebbe essere interessato a trovarlo.

In Famtree un cimelio può invece essere associato anche a una persona che non fa parte del proprio albero. Non è necessario inventare una parentela per darle un posto: si può creare quella persona, collegarle ciò che abbiamo trovato e lasciarla lì.

È una specie di lost & found genealogico.

Oggi posso inserire la fotografia di una persona della quale conosco soltanto nome e cognome. Fra un anno, o magari fra dieci, qualcuno potrebbe incontrare quella stessa persona costruendo il proprio albero e riconoscerla come un nonno, una prozia o un bisnonno.

A quel punto ciò che per me era un oggetto quasi senza contesto può tornare nella storia alla quale apparteneva.

Questo introduce una possibilità che trovo particolarmente interessante: Famtree può conservare qualcosa prima ancora di sapere chi verrà a cercarlo.

E il meccanismo diventa ancora più potente quando quella stessa persona compare già nell'albero costruito da qualcun altro. Perché a quel punto non sono più soltanto due informazioni che si incontrano: sono due alberi genealogici che hanno trovato una persona in comune.

Quando due alberi si incontrano

Prima o poi, se abbastanza persone costruiscono il proprio albero, accade qualcosa di inevitabile: due alberi scoprono di avere una persona in comune.

Posso incontrare nell'albero di un altro utente una persona che riconosco come mio nonno, una prozia o un antenato più lontano. Famtree non tratta necessariamente quella coincidenza come due storie separate: entro i limiti previsti dal sistema, le persone possono essere riconosciute come la stessa persona e gli alberi possono fondersi.

È un passaggio importante, perché ciò che viene condiviso non è soltanto una scheda.

Se qualcuno ha già ricostruito i genitori, i fratelli e gli antenati di quella persona, attraverso quel punto di contatto posso trovarmi davanti a una parte della mia famiglia che non avevo mai ricostruito. E, nella direzione opposta, l'altro utente può trovare il ramo che avevo costruito io.

Una singola persona diventa quindi il punto di giunzione fra due lavori indipendenti.

È qui che l'effetto rete di Famtree diventa propriamente genealogico. In un social network tradizionale la rete cresce soprattutto aggiungendo nuove relazioni fra utenti. Qui molte delle relazioni esistono già: sono state costruite dalla storia familiare. Il sistema deve riuscire a riconoscerle e a mettere in contatto le informazioni che persone diverse hanno raccolto separatamente.

Naturalmente questo rende anche l'identificazione molto più delicata. Due persone con lo stesso nome e cognome non sono necessariamente la stessa persona, e una fusione sbagliata può propagare un errore in due alberi. Più la rete cresce, più diventano importanti date, luoghi, relazioni familiari e fonti che permettano di stabilire con sufficiente sicurezza che si stia parlando davvero dello stesso individuo.

Ma quando l'incontro è quello giusto, succede qualcosa che difficilmente si potrebbe ottenere lavorando ciascuno sul proprio archivio: due pezzi separati di memoria familiare diventano un'unica rete.

E questo suggerisce che Famtree possa crescere in modi diversi, non soltanto attraverso qualcuno che decide di invitare un altro familiare.

Come può propagarsi

A questo punto la crescita di Famtree non dipende più da un solo meccanismo.

Il più semplice è l'invito diretto. Costruisco una parte della mia famiglia e invito qualcuno che ne fa parte. Quella persona entra in un contesto che riconosce, può correggerlo, completarlo e magari coinvolgere a sua volta altri familiari.

Ma non è l'unico modo.

Due persone che non si conoscono possono costruire indipendentemente i propri alberi e scoprire, a un certo punto, di avere un antenato in comune. I due percorsi si incontrano e ciò che ciascuno ha ricostruito può diventare utile anche all'altro.

C'è poi il percorso forse meno prevedibile: quello dei cimeli. Posso inserire oggi una fotografia o un documento relativo a una persona estranea al mio albero e creare così un punto di contatto che rimane in attesa. Non so chi lo troverà e non devo necessariamente saperlo. Sarà eventualmente qualcun altro, seguendo un percorso completamente diverso, a riconoscere quella persona.

Ci sono quindi almeno tre modi in cui la rete può crescere: attraverso le persone che conosciamo, attraverso gli alberi che si incontrano e attraverso le tracce che lasciamo in attesa di essere riconosciute.

È qualcosa di diverso dal normale meccanismo di propagazione di un social network, dove un utente ne invita altri e la crescita coincide più o meno con l'aumento degli iscritti.

In Famtree può crescere la rete anche senza che aumentino immediatamente gli utenti. Una persona può aggiungere decine di antenati, ricostruire un ramo sconosciuto, collegare fotografie e documenti o creare punti di contatto che verranno scoperti soltanto molto tempo dopo.

In altre parole, la rete degli utenti e la rete delle persone non sono la stessa cosa.

Un nuovo utente è uno. Ma può portare con sé decine di persone, diverse generazioni e frammenti di memoria ricevuti da chi è venuto prima.

Ed è proprio questa differenza che permette alla rete di Famtree di crescere anche in una direzione piuttosto insolita per un social network: all'indietro nel tempo.

Una rete che cresce anche all'indietro nel tempo

C'è un'altra conseguenza della distinzione fra la rete degli utenti e quella delle persone: Famtree può crescere anche senza seguire il tempo nella sua direzione naturale.

Quando entra un nuovo utente, infatti, non porta soltanto se stesso.

Può aggiungere i propri genitori, i nonni, i bisnonni e magari continuare ancora più indietro. Può portare fotografie ricevute dalla famiglia, documenti conservati per generazioni e racconti che gli sono stati tramandati da persone che non ci sono più.

Un solo nuovo partecipante può quindi aggiungere alla rete decine di persone appartenenti a generazioni precedenti.

Ma non porta soltanto dei nomi. Porta con sé una parte della memoria che quelle persone hanno lasciato. Una fotografia scattata ottant'anni fa può entrare in Famtree oggi; un racconto passato da un nonno a un nipote può essere associato per la prima volta alla persona di cui parla; un documento rimasto per decenni in un cassetto può ritrovare il proprio posto nell'albero.

Per questo la crescita di Famtree non coincide con la crescita del numero degli utenti.

In un normale social network, cento nuovi utenti significano grosso modo cento nuovi nodi della rete. In Famtree un nuovo utente può aggiungerne uno, dieci o cento, e molti di quei nodi possono appartenere a persone vissute molto prima che Internet esistesse.

La rete può quindi espandersi contemporaneamente in due direzioni: nel presente, attraverso le persone che partecipano, e nel passato, attraverso le persone e le storie che queste riescono a recuperare.

E ciò che viene recuperato oggi può, a sua volta, rimanere disponibile per qualcuno che arriverà domani.

È forse questa la caratteristica temporale più particolare di Famtree: la rete cresce nel presente, ma può estendersi nel passato e lasciare memoria verso il futuro.

I limiti attuali

Fin qui ho raccontato soprattutto ciò che Famtree può diventare. Ma il sistema attuale ha ancora diversi limiti, e alcuni diventano più evidenti proprio immaginando che la rete cominci davvero a crescere.

Il primo è quello già incontrato all'inizio: costruire il primo nucleo dell'albero richiede lavoro. Inserire persone, relazioni, date e primi materiali ha un costo in termini di tempo, mentre il valore del risultato diventa evidente soltanto dopo che una parte di quel lavoro è stata fatta.

A questo si aggiunge un secondo problema, simile ma diverso: capire Famtree entrando dalla porta principale.

Chi riceve un invito arriva normalmente dentro un albero già esistente. Vede persone che conosce e capisce quasi immediatamente che cosa può fare. Chi arriva autonomamente, invece, deve contemporaneamente capire lo strumento e immaginare qualcosa che ancora non esiste. Mostrare alberi popolati e percorsi reali può ridurre questo problema, ma rimane uno degli aspetti sui quali l'interfaccia e la presentazione devono ancora migliorare.

Poi ci sono problemi che diventano più importanti man mano che aumenta la quantità di informazioni.

Due persone con lo stesso nome non sono necessariamente la stessa persona. Due alberi possono contenere informazioni diverse o addirittura contraddittorie sullo stesso individuo. Una data può provenire da un ricordo familiare, da una fotografia annotata o da un atto dello stato civile: non tutte le informazioni hanno la stessa origine e diventa quindi importante poter conservare e riconoscere le fonti.

Anche la gestione di alberi molto grandi pone problemi diversi da quelli di un piccolo albero familiare. Quando le persone diventano centinaia o migliaia, non basta più poterle visualizzare: bisogna riuscire a cercarle, orientarsi, riconoscere sovrapposizioni e capire da dove provengono le informazioni.

E naturalmente c'è la privacy. Un albero genealogico contiene inevitabilmente informazioni anche su persone viventi che non hanno scelto personalmente di inserirle. Se Famtree deve favorire collaborazione, incontri fra alberi e riconoscimento delle persone, questo non può significare semplicemente rendere tutto visibile a tutti. Permessi, condivisione e tutela delle informazioni devono crescere insieme alla rete.

Sono problemi diversi, e alcuni non hanno ancora una soluzione definitiva. In parte è inevitabile: un sistema collaborativo mostra certi problemi soltanto quando le persone cominciano davvero a collaborare.

Per questo considero Famtree ancora un esperimento. Non nel senso di qualcosa che non funziona, ma nel senso più letterale: esiste un'idea, esiste già un sistema che permette di provarla, e il suo utilizzo serve anche a scoprire quali parti dell'idea devono essere cambiate.

Dove potrebbe arrivare

Se questi meccanismi funzionassero su una scala più grande, Famtree potrebbe diventare qualcosa di diverso dalla somma di tanti alberi genealogici separati.

All'inizio ciascuno continuerebbe probabilmente a costruire il proprio pezzo: una famiglia, un ramo, qualche generazione. Ma, crescendo, questi alberi comincerebbero inevitabilmente a incontrarsi.

Una persona presente in due alberi potrebbe diventare il punto attraverso il quale due ricostruzioni indipendenti si collegano. Un parente che per qualcuno rappresentava la fine delle informazioni disponibili potrebbe essere già stato studiato da qualcun altro, insieme ai suoi genitori, fratelli e antenati. Da un singolo nodo comune potrebbero così emergere rami familiari e parenti dei quali prima non si conosceva l'esistenza.

Lo stesso potrebbe accadere con i cimeli.

Una fotografia conservata da una famiglia potrebbe mostrare persone appartenenti a un'altra. Una lettera potrebbe essere stata scritta da qualcuno e conservata per generazioni dai discendenti di chi l'aveva ricevuta. Un documento apparentemente estraneo al proprio albero potrebbe aspettare anni prima che qualcuno riconosca il nome che contiene.

Materiale che oggi rimane isolato in archivi familiari separati potrebbe quindi trovare progressivamente il proprio posto.

La parte interessante è che nessuno dovrebbe necessariamente progettare la rete completa. Ognuno continuerebbe a lavorare sul pezzo che conosce: aggiungere una persona, riconoscere una fotografia, conservare un documento, ricostruire un ramo. La rete più grande emergerebbe dall'incontro di questi lavori indipendenti.

E più materiale viene collegato alle persone, più aumenta anche la possibilità che qualcuno trovi qualcosa che non sapeva di cercare.

Un albero genealogico potrebbe così smettere di essere soltanto la ricostruzione privata della propria famiglia e diventare una porta verso un archivio molto più grande, costruito da persone che spesso non si conoscono ma che, in qualche punto della storia, scoprono di condividere una persona, una fotografia, un documento o un pezzo di memoria.

Non so se Famtree arriverà davvero a questa scala. Ma è proprio la possibilità che vorrei mettere alla prova: vedere che cosa succede quando tanti piccoli archivi familiari smettono, poco alla volta, di essere isole.

L'esperimento

Alla fine, Famtree nasce da una domanda abbastanza semplice:

cosa succede se un albero genealogico smette di essere un documento compilato da una persona e diventa una rete costruita da molte persone?

Non so ancora quale sia la risposta.

Potrebbe succedere che il lavoro necessario per costruire il primo nucleo rimanga un ostacolo troppo grande. Potrebbe essere difficile convincere abbastanza persone a contribuire. Potrebbero emergere problemi di identità, privacy e gestione delle fonti molto più complessi di quanto immaginiamo oggi.

Ma potrebbe anche succedere il contrario.

Un albero iniziato da una persona potrebbe essere completato da un fratello, da un cugino o da qualcuno che fino a quel momento non conosceva. Due alberi costruiti indipendentemente potrebbero incontrarsi attraverso un antenato comune. Una fotografia dimenticata potrebbe trovare qualcuno capace di riconoscere le persone che contiene. Un cimelio lasciato in attesa potrebbe, anni dopo, tornare alla famiglia alla quale appartiene la sua storia.

E ogni partecipante potrebbe lasciare nella rete qualcosa che prima esisteva soltanto nella propria casa o nella propria memoria.

È questo l'esperimento che mi interessa.

Non costruire l'albero genealogico più grande possibile, né raccogliere semplicemente più nomi e più date. Ma capire se tante persone, lavorando ciascuna su una piccola parte della propria storia, possano costruire insieme qualcosa che nessuna di loro avrebbe potuto costruire da sola.

All'inizio di questo articolo ho scritto che conoscere la data di nascita e di morte di una persona è genealogia, mentre sapere chi era è un'altra cosa.

Forse Famtree è semplicemente un tentativo di scoprire quanto di quell'altra cosa possiamo riuscire a non perdere.

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